Istituto degli Studi Giuridici Superiori

Direttore scientifico: Avv.Manlio Merolla

Sentenza Cassazione n. 19599 del 30/09/2016 – Famiglia:DONNE LEGATE DA UN RAPPORTO DI COPPIA – PROCEDURA DI MATERNITÀ ASSISTITA – GRAVIDANZA A SEGUITO DI DONAZIONE DI OVOCITA DALLA PROPRIA PARTNER – ASSIMILABILITÀ ALLA FECONDAZIONE ETEROLOGA – RAGIONI E DISTINZIONI. A Cura Studio Legale Merolla & Partners.

FONTE CORTE CASSAZIONE

SENTENZA INTEGRALE: SENTENZA CASSAZIONE 19599_10_2016 QUESTIONI FILIAZIONE ETEROLOGA

La procedura di maternità assistita tra due donne legate da un rapporto di coppia, con donazione dell’ovocita da parte della prima e conduzione a termine della gravidanza da parte della seconda con utilizzo di un gamete maschile di un terzo ignoto, integra un’ipotesi di genitorialità realizzata all’interno della coppia, assimilabile alla fecondazione eterologa, dalla quale si distingue per essere il feto legato biologicamente ad entrambe le donne.

Presidente: S. Di Palma

Relatore: A. Lamorgese

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Sentenza Cassazione n. 19599 del 30/09/2016- FAMIGLIA: ATTO DI NASCITA STRANIERO – FIGLIO DI DUE MADRI PER FECONDAZIONE ETEROLOGA CON DONAZIONE DI OVOCITA DALL’UNA ALL’ALTRA – ISCRIZIONE NEI REGISTRI DELLO STATO CIVILE – VIOLAZIONE DELL’ORDINE PUBBLICO – ESCLUSIONE. A Cura Studio Legale Merolla & Partners

LA SENTENZA INTEGRALE: SENTENZA CASSAZIONE 19599_10_2016 MATERNITA’ SURROGATA

 

Il riconoscimento e la trascrizione nei registro dello stato civile in Italia di un atto straniero, validamente formato, nel quale risulti la nascita di un figlio da due donne a seguito di procedura assimilabile alla fecondazione eterologa per aver la prima donato l’ovulo e la seconda condotto a termine la gravidanza con utilizzo di un gamete maschile di un terzo ignoto, non contrasta con l’ordine pubblico dovendosi avere riguardo al principio, di rilevanza costituzionale primaria, del superiore interesse del minore, che si sostanzia nel suo diritto alla conservazione del suo status filiationis, validamente acquisito all’estero.

Presidente: S. Di Palma

Relatore: A. Lamorgese


Sentenza Cassazione n. 21297 del 20/10/2016 – PROCEDURA CIVILE:PRINCIPIO DI CHIAREZZA E SINTETICITÀ ESPOSITIVA DEGLI ATTI PROCESSUALI –PORTATA GENERALE – MANCATO RISPETTO NEL RICORSO PER CASSAZIONE – POSSIBILI CONSEGUENZE – INAMMISSIBILITÀ DEL RICORSO. A Cura Studio Legale Merolla & Partners

Il rispetto del dovere di chiarezza e sinteticità espositiva negli atti processuali costituisce principio generale del diritto processuale,la cui inosservanza nella proposizione del ricorso di cassazione, pur non direttamente sanzionata,rischia di pregiudicare l’intelligibilità delle questioni sottoposte all’esame della Corte, ridondando nella violazione delle prescrizioni di cui ai nn. 3 e 4 dell’art. 366 c.p.c., poste a pena di inammissibilità.   Presidente: V. Mazzacane    Relatore: A. Cosentino

SENTENZA CASSAZIONE Sentenza n. 23633 del 21/11/2016 – MINORI: TRIBUNALE DEI MINORENNI – PROVVEDIMENTI IN MATERIA DI FIGLI MINORI – AFFIDAMENTO ETERO FAMILIARE – RECLAMO – RICORSO STRAORDINARIO PER CASSAZIONE – AMMISSIBILITÀ – A Cura Studio Legale Merolla & Partners

Sentenza n. 23633 del 21/11/2016

La Prima Sezione Civile – mutando consapevolmente orientamento – ha ritenuto ricorribile per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost. il provvedimento emesso dalla corte d’appello in sede di reclamo, confermativo del decreto del tribunale che ha disposto l’affidamento etero familiare dei figli minori di una coppia di genitori, già dichiarati decaduti dalla potestà genitoriale.

Presidente: S. Di Palma

Relatore: M. Cristiano

FONTE : CORTE DI CASSAZIONE

INTEGRALE: SENTENZA CASSAZIONE – 23633_11_2016 SU SENTENZA TPM

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Suprema Corte di Cassazione III Sezione – Sentenza 22639 del giorno 08 Novembre 2016: La cartella clinica incompleta presume l’errore del medico A Cura avv. Manlio Merolla

Suprema Corte di Cassazione III Sezione –

Sentenza 22639 del giorno 08 Novembre 2016 : La cartella clinica incompleta presume l’errore del medico

A Cura avv. Manlio Merolla

Il caso in esame ha origine in seguito a due giudizi presso il  Tribunale ed il successivo presso la Corte di Appello  con giudicati che respingevano la domanda risarcitoria per responsabilità medica  a seguito di due interventi chirurgici, nei quali si ravvisava incompletezza della cartella clinica. Indipendentemente della presunta correttezza dell’intervento effettuato, la difettosa tenuta della cartella clinica, per la Suprema Corte investita del caso de quo non esclude la sussistenza del nesso eziologico tra la colposa condotta del medico e le conseguenze dannose sofferte dal paziente.

Per vero la Corte di Cassazione ha giustamente ritenuto che la incompleta cartella clinica di cui è causa non può essere addebitata al paziente, con falsa deduzione dell’assenza della prova del nesso causale.  La Corte ha ritenuto quindi che è un esclusivo obbligo del sanitario tenerla in modo adeguato, in considerazione anche del principio della prossimità della prova, la cui inosservanza fa scattare la prova presuntiva del nesso causale a sfavore del medico, qualora la condotta dello stesso sia astrattamente idonea a cagionare quanto lamentato.

Convalidando un pregresso e consolidato orientamento giurisprudenziale, gli ermellini hanno fatto riferimento ad un precedente  principio  offerto con la Sentenza III Sezione del  26 gennaio 2010 n. 1538 con la quale precisava che le omissioni nella tenuta della cartella clinica rilevano sia ai fini della figura sintomatica dell’inesatto adempimento, per difetto di diligenza, in relazione alla previsione generale dell’art. 1176, secondo comma, c.c., sia come possibilità di fare ricorso alla prova presuntiva, poiché l’imperfetta compilazione della cartella non può, in linea dì principio, tradursi in un danno nei confronti di colui il quale abbia diritto alla prestazione sanitaria.

Va inoltre rilevata anche l’altra Sentenza della Suprema Corte di Cassazione – stessa Sezione III, emessa il 5 luglio 2004 n. 12273, con la quale veniva  affermato che il medico ha l’obbligo di controllare la completezza e l’esattezza della cartella medica, ed ancora va segnalato che tra gli arresti più recenti, significativa è stata anche  la sentenza della medesima Corte di Cassazione III Sez. del 27 aprile 2010 n. 10060, nella quale aveva indicato che la responsabilità professionale del medico va individuata attraverso un criterio necessariamente probabilistico: si può ritenere che l’opera del medico, se correttamente e prontamente prestata, ha fondate possibilità di evitare il danno;

Tuttavia va rilevato opportunamente alla luce della recente sentenza che se la correttezza dell’intervento si presume, la difettosa tenuta della cartella clinica non vale ad escludere la sussistenza del nesso eziologico tra la colposa condotta del medico e le conseguenze dannose sofferte dal  paziente.

Va quindi significato che se dall’indagine istruttoria venga provata la idoneità di tale condotta a provocare il danno, il ricorso alle presunzioni, assume particolare rilievo in base al criterio della “vicinanza alla prova”.

Novembre 2016 –


LE NUOVE DIPENDENZE “ COMPULSIVITA’ CIBERNETICA ” : Cause, Tipologie, Criteri Diagnostici, Indagini ed Effetti. A Cura Avv. Manlio Merolla

LE NUOVE DIPENDENZE

“  COMPULSIVITA’ CIBERNETICA

A Cura Avv. Manlio Merolla – Docente in Diritto Minorile e Diritto di Famiglia dell’Istituto degli Studi Giuridici Superiori.

Atti Studio del Corso di Formazione ed Aggiornamento Professionale Forense Scuola di Legge in Diritto Minorile e Diritto di Famiglia Anno 2014/15 presso Centro Giustizia Minorile – Tribunale per i Minorenni di Napoli.

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Per dipendenza si intende una alterazione del comportamento che da semplice o comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica. L’individuo dipendente tende a perdere la capacità di un controllo sull’abitudine.

La dipendenza clinica da più sostanze o comportamenti in contemporanea o in sostituzione di uno di essi, in un preciso schema ricorrente e a lungo tempo, prende il nome di polidipendenza

Tipologie e cause delle dipendenze

Dal punto di vista degli effetti è utile suddividere la dipendenza in dipendenza fisica (alterato stato biologico) e dipendenza psichica (alterato stato psichico e comportamentale).

La dipendenza fisica, prodotta essenzialmente dai condizionamenti neurobiologici, è superabile con relativa facilità; la dipendenza psichica, difficile punto nodale della tossicodipendenza, richiede interventi terapeutici lenti, complessi e ad ampio raggio, coinvolgendo spesso i familiari che stanno attorno alla persona dipendente.

Le forme più gravi comportano dipendenza fisica e psichica con compulsività, cioè, ad esempio, con bisogno di assunzione ripetuta della droga da cui si dipende per risperimentarne l’effetto psichico ed evitare la sindrome di astinenza.

Dal punto di vista delle cause si può dipendere patologicamente da cibo (bulimia, dipendenza da zuccheri, binge eater disorder), da sostanze stupefacenti (tossicodipendenza), in cui rientrano l’alcolismo e il fumo, da sesso (dipendenza sessuale, masturbazione compulsiva), da lavoro (work-a-holic), da comportamenti come il gioco (gioco d’azzardo patologico), lo shopping (shopping compulsivo), la televisione, internet (internet dipendenza), i videogame.

Rientrano nelle dipendenze patogene anche quelle da luoghi e culture (sindrome da sradicamento) ed anche da rapporti umani (codipendenza).

La dipendenza da sigaretta rientra invece tra le dipendenze “oggettuali”, dove il rapporto con l’oggetto risponde ad un bisogno relazionale di tipo proiettivo.

Criteri diagnostici

Secondo il DSM

La diagnosi delle varie dipendenze si basa universalmente sui criteri indicati nel Manuale internazionale di statistica e diagnostica dei disturbi mentali (DSM), strumento di diagnosi che applica la relativa stabilità dell’analisi descrittiva dei sintomi di patologie mentali in un periodo minimo di osservazione. [ cfr anche:Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders]

Secondo il DSM:

« Per dipendenza si intende una modalità patologica d’uso della sostanza che conduce a menomazione e a disagio clinicamente significativi, come manifestato da tre (o più) delle condizioni seguenti, che ricorrono in un qualunque momento dello stesso periodo di 12 mesi:

  1. tolleranza, come definita da ciascuno dei seguenti:
    1. il bisogno di dosi notevolmente più elevate della sostanza per raggiungere l’intossicazione o l’effetto desiderato;
    2. un effetto notevolmente diminuito con l’uso continuativo della stessa quantità della sostanza;
  2. astinenza, come manifestata da ciascuna dei seguenti:
    1. la caratteristica sindrome di astinenza per la sostanza (riferirsi ai Criteri A e B dei set di criteri per Astinenza dalle sostanze specifiche);
    2. la stessa sostanza (o una strettamente correlata) è assunta per attenuare o evitare i sintomi di astinenza;
  3. la sostanza è spesso assunta in quantità maggiori o per periodi più prolungati rispetto a quanto previsto dal soggetto;
  4. desiderio persistente o tentativi infruttuosi di ridurre o controllare l’uso della sostanza;
  5. una grande quantità di tempo viene spesa nel procurarsi la sostanza (per esempio, recandosi in visita da più medici o guidando per lunghe distanze), ad assumerla (per esempio, fumando “in catena”), o a riprendersi dai suoi effetti;
  6. interruzione o riduzione di importanti attività sociali, lavorative e ricreative a causa dell’uso della sostanza;
  7. uso continuativo della sostanza nonostante la consapevolezza di avere un problema persistente o ricorrente, di natura fisica o psicologica, verosimilmente causato o esacerbato dalla sostanza (per esempio, il soggetto continua ad usare cocaina malgrado il riconoscimento di una depressione indotta da cocaina, oppure continua a bere malgrado il riconoscimento del peggioramento di un’ulcera causato dell’assunzione di alcol) »
(DSM-IV-TR, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, text revision, pp. 219-220)

Nuovi criteri diagnostici

Nel 2006 è stata pubblicata in Italia una ipotesi di nuovi criteri diagnostici delle dipendenze patologiche o addictions:

A) Persistente e ricorrente comportamento di dipendenza maladattivo che conduce a menomazione o disagio clinicamente significativi, come indicato da un totale di cinque (o più) dei seguenti criteri [con almeno due da (1), di cui uno è (c), due da (2) e uno da (3)] per un periodo di tempo non inferiore ai 12 mesi.

1) Ossessività

a) pensieri e immagini ricorsivi circa le esperienze di dipendenza o le ideazioni relative alla dipendenza (per es. è eccessivamente assorbito nel rivivere esperienze di dipendenza passate o nel fantasticare o programmare le esperienze di dipendenza future);

b) i pensieri e le immagini relativi al comportamento di dipendenza sono intrusivi e costituiscono tensione ed eccitazione inappropriate e causano ansia o disagio marcati;

c) in qualche momento del disturbo la persona ha riconosciuto che i pensieri e le immagini sono prodotti della propria mente (e non suscitati dall’esterno).

2) Impulsività

a) irrequietezza, ansia, irritabilità o agitazione quando non è possibile mettere in atto il comportamento di dipendenza;

b) ricorrente incapacità di resistere e di regolare i desideri di dipendenza inappropriati e gli impulsi a mettere in atto il comportamento di dipendenza.

3) Compulsività

a) comportamenti di dipendenza ripetitivi che la persona si sente obbligata a mettere in atto, anche contro la sua stessa volontà, nonostante le possibili conseguenze negative, come conseguenza delle fantasie di dipendenza ricorrenti e del deficit del controllo degli impulsi;

b) i comportamenti o le azioni di dipendenza coatti sono volti a evitare o prevenire stati di disagio o per alleviare un umore disforico (per es. sentimenti di impotenza, irritabilità, inadeguatezza).

B) I pensieri e i comportamenti di dipendenza ricorrenti e compulsivi impegnano il soggetto per la maggior parte del tempo, o interferiscono significativamente con le sue normali abitudini, con il funzionamento lavorativo (o scolastico), o con le attività o le relazioni sociali usuali.

C) I pensieri e i comportamenti di dipendenza ricorrenti e compulsivi non avvengono esclusivamente durante un episodio maniacale, o condizioni mediche generali.

Terapia

Un centro degli Alcolisti Anonimi, una associazione di auto-aiuto per guarire dalla dipendenza da alcool.

L’approccio terapeutico più recente contro le dipendenze risulta quello multidisciplinare, con intervento mirato sia in ambito biologico che psicologico.

In ambito biologico lo scopo precipuo è il raggiungimento dell’astinenza (utilizzato soprattutto nelle dipendenze da sostanze, come alcol e droghe). Possono essere impiegati farmaci di tipo ansiolitico e terapie farmacologiche.

In ambito psicologico, di norma affrontato con psicoterapia individuale o di gruppo, invece ci si prefigge l’obiettivo di spingere il soggetto a superare l’ossessiva percezione del bisogno della sostanza o comportamento da cui è dipendente.

Esistono inoltre molte associazioni che utilizzano il programma di recupero del gruppo di “auto aiuto” come terapia contro svariate forme di dipendenza:

DA UNA STIMA ATTENDIBILE NELL’ASL TO3 CI SONO QUASI 5.000 GIOCATORI D’AZZARDO “PATOLOGICI” , 150.000 FUMATORI E 27.000 “BEVITORI PROBLEMATICI -UN VIAGGIO CON GLI ESPERTI NEL PREOCCUPANTE MONDO DELLE NUOVE DIPENDENZE FRA GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO, SLOT MACHINE, COMPUTER, FACEBOOK, TWITTER, SMS, ABUSO DI ALCOL, NUOVE DROGHE, DIPENDNZE DA FUMO-NICOTINA, DIPENDENZE PATOLOGICHE DI TIPO SESSUALE E/O AFFETTIVO , DISTURBI DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA.

… altre dipendenze ( gioco d’azzardo patologico,  face book, twitter , ecc) la quantità di persone in trattamento rispetto a quelle che ne avrebbero bisogno è ancora assolutamente insufficiente.
In particolare, qualche dato numerico ben illustra la situazione:

  • solo 1 giocatore patologico su 40 accede annualmente (120 su 4500 circa stimati nella  ASL es TORINO ) ai  programmi per la terapia specifica;

Quanto sopra fa si che i nostri servizi territoriali non possano assolutamente limitarsi all’attività d’ambulatorio ma che debbano per forza trasformarsi in servizi di salute pubblica per raggiungere il cosiddetto sommerso con iniziative di reclutamento in tutti i luoghi formali ed informali. Ed è anche per questo che occorre incrementare la sensibilizzazione e l’informazione pubblica sui servizi a ciò dedicati.

Da rilevare ancora che :

  • i nuovi casi trattati nel 2011 di persone con problema di dipendenza gioco patologico o uso patologico di  mezzi web  superano per la prima volta quelli trattati per dipendenza da droghe;

DATI DA INDAGINI SULLE DIPENDENZE INFORMATICHE GIOVANILI

Circa le dipendenze da informatica e computer una recente indagine su 2.000 studenti delle elementari e medie delle scuole pinerolesi svolta nell’ambito del progetto TAM TAM Nemo dal SERT di Pinerolo ha evidenziato che il problema più critico in merito all’utilizzo del pc (con permanenze anche non continuative di oltre 3 ore al giorno) si manifesta fra i 14 e 15 anni;

nelle scuole medie il 51% degli studenti ha già un profilo su face book

e nelle classi 5° elementare già l’80% degli scolari di 5^ elementare utilizza il pc,

il 22% di loro ha gia’ un profilo su facebook (molti gia’ dall’eta’ di 8 anni)

e la metà di loro dichiara che i genitori non fanno alcun controllo sui siti consultati.

DATI DA INDAGINI SULL’USO DELLE SLOT MACHINE

Secondo i dati pubblicati in questi giorni dall’Osservatorio epidemiologico nazionale tratti da un’ASL tipo italiana, da un indagine che ha interessato 26 locali in cui erano presenti una o più slot machines, su un campione di 308 intervistati che frequentano normalmente il bar e che utilizza le slot machines (di cui il 60% lavora, il 18% è in pensione, l’età media è sui 43 anni, di età superiore ai 30 anni) più del 70% ha dichiarato che la semplice presenza di una slot machine in un bar aumenta notevolmente la probabilità di utilizzarle, oltre al Lotto, al poker od al Gratta e vinci.

In particolare il 47% ha dichiarato di aver poi avuto problemi di tipo psicologico (soprattutto depressione, ansia disturbi del sonno) il 15% ha avuto un incidente stradale o un ricovero ospedaliero. Il 70% degli intervistati è consapevole che il gioco d’azzardo ha una grande affinità con i comportamenti da abuso di alcol e con il ricorso ad altre sostanze che creano dipendenza; infatti tra i 308 intervistati infatti il 30% ha usato e/o abusato di cannabinoidi, il 10% cocaina, il 3% ecstasy , il 2% eroina e psicofarmaci.

E’ quanto emerge dal primo rapporto sull’infanzia realizzato dall’associazione Peter Pan Onlus, presieduta da Mario Campanella.

Il rapporto è stato realizzato nel periodo novembre-dicembre 2012 seguendo i flussi censiti dall’Osservatorio Sociale e dall’ISTAT.

”La loro dislocazione geografica è disomogenea, con il 60% di prevalenza nel centrosud – si legge nel rapporto – ma il 40 % vive nell’area del centronord. Il 15% di loro proviene da famiglie immigrate , mentre nel 44% dei casi si tratta di famiglie monoreddito e con un solo figlio.

Il tasso di rimessa nelle case famiglia e nei centri di assistenza riguarda solo il 2,4% a conferma della scarsa presenza delle istituzioni di sostegno .

Di questi 300 mila bambini , il 16% (compreso nella fascia di età della scuola media inferiore e quindi su un campione di 40 mila ragazzini ) è ripetente con prospettive pressochè certe di abbandono scolastico dopo la fase dell’obbligo”.
”Sono 45 mila i bambini prepuberi , quindi di età inferiore ai dodici anni, soggetti a molestie, violenze o abuso sessuale diretto o virtuale ( internet)”.
”Un bambino su dieci nella popolazione generale – continua l’analisi di Peter Pan – non riceve , nell’età di maturazione dello sviluppo corporeo, alcuna cura odontoiatrica e di prevenzione o di profilassi”.

Inquietante anche il dato della dipendenza informatica :

”Nella fascia di età 12-14 anni , i bambini passano mediamente 3 ore al giorno sul pc , essenzialmente per rapporti dialogici virtuali sui social network”.

Per Peter Pan sono necessarie diverse riforme legislative ”a partire dal diritto di famiglia , la cui introduzione sancirebbe un adeguamento ai parametri di indirizzo della comunità europea”. Importante sarebbe ” nel raccordo legislativo il trasferimento di alcune competenze di intervento sinergico ai Comuni nell’ambito di un inserimento di figure istituzionali, quali lo psicologo , negli istituti scolastici ”.

”Il quoziente familiare”, poi, ”porterebbe al recupero del fiscal drag per almeno 500 mila famiglie ‘povere’ – osserva Mario Campanella – con una restituzione di 300 euro mensili per nucleo, capaci di portare un sollievo non indifferente”. E’ dunque necessario, avverte, ”che tutti i leader politici , da Bersani a Berlusconi, da Monti a Casini, da Fini a Vendola, da Grillo a Ingroia , pongano la questione della tutela dell’infanzia , della lotta alla pedopornografia e alle dipendenze informatiche nei loro programmi elettorali”.

                                     PROIEZIONE  CORTO METRAGGIO  

Dopo la proiezione del filmato che ha dimostrato la violenza generata dal giovane ragazzo al quale il medico aveva sottratto il Suo cellulare ogni commento è superfluo, ma la sfida rimane ancora aperta…. e nel tempo per le famiglie e consulenti preposti  la sfida potenzialmente diventerà ancora più dura.

Per detti motivi gli esperti, gli studiosi ed i numerosi professionisti delle Camere Minorili Multiprofessionali e dell’Istituto degli Studi  Giuridici Superiori impegnati in questa sfida,   invitano i giovani professionisti in formazione a presentare nuovi suggerimenti e proposte, unendosi ai lavori in itinere nei diversi TEAM WORKING SOCIAL LAW, nella sola certezza: che l’unione fa la forza e che insieme se riusciamo ad aiutare  con i nostri saperi e conoscenze queste nuove vittime ” sociali”  possiamo ritenere che abbiamo dato senso al nostro lavoro ed alle nostre Missioni .       Avv. Manlio Merolla

 

 

Sintesi della Lezione Master Scuola di Legge  offerta dal Prof. Manlio Merolla –  Registrata A cura dei Ricercatori della Scuola di Legge.

Per Maggiori Approfondimenti Confrontare pubblicazioni in Rivista Lex et Jus e nella Collana omonima stesso Autore.

 


Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 25 maggio 2015, n. 10741: Mancato deposito del proprio fascicolo ex art. 169 cpc, il Giudice ha il dovere di decidere la causa allo stato degli atti. A Cura Avv. Manlio Merolla

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 25 maggio 2015, n. 10741.

In tema di decisione della causa, ove il Giudicante accerti che una parte ha ritirato regolarmente il proprio fascicolo ai sensi dell’art. 169 c.p.c., ma non lo ha nuovamente depositato, in difetto di annotazioni di cancelleria (ex art. 77 disp. att. c.p.c.) e di ulteriori allegazioni indiziarie attinenti a fatti che rendano doverosi gli accertamenti presso la cancelleria, lo stesso giudice non è tenuto a rimettere la causa sul ruolo per consentire alla parte di ovviare alla carenza riscontrata, ma ha il dovere di decidere la causa allo stato degli atti.

La Supremaa Corte di Cassazione  con la suddetta sentenza ha ritenuto confermare  il proprio orientamento oramai  consolidato  in merito, rilevando che la mancata restituzione del fascicolo di parte che, ai sensi dell’art. 169 c.p.c., oltre il deposito della comparsa conclusionale, configura non un obbligo, bensì un onere la cui inosservanza determina effetti giuridici diversificati.
Va peraltro rilevato che mancata restituzione ” volontaria”  impone  al giudicante anche altre valutazioni ex art.116 cpc, attribuendo a tale comportamento l’implicita rinuncia della parte ad avvalersi della documentazione prodotta, comportando conseguentemente  la decisione della causa allo stato degli atti, sulla sola base delle prove e dei documenti posti al suo esame al momento della decisione, in  virtù del principio dispositivo delle prove.

Diversamente, nel caso frequente che  il fascicolo vada smarrito o venga sottratto, viene attribuita al giudice la valutazione  della rilevanza dei documenti non prodotti ed  esibiti al  fine della decisione facultando allo stesso di disporre, eventualmente, la ricerca del fascicolo senza tuttavia che l’omessa ricerca comporti alcuna nullità, non essendo tale sanzione prevista dalla legge, come postulato dall’art. 156 c.p.c.

La Suprema Corte affrontando ha ritenuto soffermarsi  con la citata sentenza anche sulla problematica relativa allo smarrimento del fascicolo d’ufficio,  rilevando significativamente  come tale ipotesi non determini l’estinzione del processo, in mancanza del necessario presupposto costituito dalla formale interruzione, ma generando ai sensi dell’art. 298 c.p.c..solo una fase di quiescenza del procedimento.

Luglio 2015                              A Cura Avv. Manlio Merolla